Italian Branding

perchè essere diversi in un mondo tutto uguale?

Gennaio 4, 2008 · 13 Commenti

ilmondo.jpg

Ok, questo blog vuole parlare di place branding.

Nel nostro about abbiamo un po’ spiegato in breve che cos’è il place branding, prendendo come nostra fonte wikipedia.

Nei prossimi post cercheremo di entrare sempre di più dentro nel cuore del nostro place branding, ma forse ci vuole una premessa…

La nostra società vive nella globalizzazione, il cui effetto primo si dice sempre su wikipedia sia una convergenza economica e culturale tra i Paesi del mondo.

E questa convergenza economica e culturale la sentiamo fortemente su di noi, molte volte come una spinta soprattutto alla omologazione culturale.

Ma noi vediamo più diversità che omologazione nelle nostre società. Perchè la differenza, la diversità è nella natura dell’uomo, in fondo piace e ci rende unici.

Allora forse è meglio usare il termine glocalizzazione, elaborato da Zygmut Bauman, ed abbandonare il termine globalizzazione.

Altrimenti parlare dell’importanza dei luoghi, delle identità, delle diversità, delle unicità sarebbe superfluo e il place branding non sarebbe mai nato.

Il place branding nasce perchè tuttora ci sono diversità e su queste diversità si può costruire comunicazione.

che ne pensate?Perchè essere diversi in un mondo tutto uguale?

Forse perchè il mondo non è affatto tutto uguale, ma tutto diverso!

Luca Taddei.

Categorie: place branding · premesse
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13 risposte finora ↓

  • Enrico // Gennaio 6, 2008 a 1:29 am | Replica

    Mmmm.. sono sincero.. non ho mai sentito parlare di place branding prima d’ora.. e non ho capito proprio molto bene di che cosa si vuole trattare concretamente seppur sia curioso.. probabilmente è anche l’ora tarda quindi aspetto qualche nuovo post per capire l’argomento (tral’altro mi sto chiedendo: come si intreccia con i media sociali il place branding?!?!)

  • Luca Taddei // Gennaio 6, 2008 a 3:35 pm | Replica

    Ciao Enrico,
    sono sicuro che tu non abbia mai sentito parlare di place branding, è un settore piuttosto nuovo e piuttosto specialistico.
    Noi ci occupiamo di comunicazione, cerchiamo di studiarla seriamente e vogliamo lavorare in modo consapevole nelle professioni della comunicazione.
    Per questo credo che abbiamo il dovere di sperimentare, di aprire nuovi campi della comunicazione, che nati in contesti anglosassoni, possono essere utili per il miglioramento della comunicazione nostrana.
    E’ solo nell’apertura al nuovo, al diverso che si può crescere.
    Detto questo, questo blog nasce per parlare di place branding ma anche per capire il place branding. E spero che nei prossimi post, discutendone, non solo tu ma io stesso, che sono un neofita nel campo, riusciamo ad entrare meglio nell’argomento.
    Il rapporto del place branding con i media sociali è, secondo me, centrale.
    In about avrai letto la definizione iniziale di place branding che ho presentato: ad un certo punto si legge che scopo del place branding è far “partire processi sociali che possono fornire sfumature, rafforzare o correggere la percezione di un luogo al di fuori di esso”.
    I processi sociali possono affermarsi solo se presenti, in maniera corretta, sui media sociali. E’ proprio attraverso i media che si può dare veramente corpo a sfumature, rafforzamenti o correzioni della percezione di un luogo al di fuori e, io aggiungerei, all’interno di esso.
    Certo, il discorso è puramente concettuale, cercheremo nei prossimi post di fornire dei casi concreti.
    A presto,

    L.T.

  • simone // Gennaio 6, 2008 a 6:39 pm | Replica

    L’ equilibrio tra spinte omologanti e spinte diversificatrici é, a mio avviso, uno degli aspetti più interessanti delle nostre società contemporanee!
    Un’ equilibro che lascia segni in una pluralità di sfere: il mercato, i comportamenti sociali, i media.
    Qualche esempio?
    Mac Donald’ s…marchio globale ma prodotti ed ingredienti locali.
    I format tv…tutto il mondo guarda programmi che sono identici per nome, colori, dinamiche ma al contempo con sfumature che li rendono unici Paese per Paese.
    O ancora, le nuove tecnologie…accessibili a tutti ma i cui usi variano nelle diverse società (per esempio, mai come in Italia si registra una tale cellulare-mania!)
    Insomma….ItalianBranding fa il suo esordio con ottimi spunti!
    Ciao, a presto!

  • Enrico // Gennaio 6, 2008 a 8:43 pm | Replica

    Benissimo.. sono molto interessato..

  • Hamlet // Gennaio 7, 2008 a 6:34 pm | Replica

    Ho ricevuto una e-mail su questo blog (volete vedere l’ira funesta di Hamlet spammato? :-) ) e ogni blog che si apre rappresenta una novità positiva.
    Non penso di essere molto utile alla causa: mi pare di capire che questo blog tratti di marketing (di un’area del marketing, ci siamo capiti, no?) e non sono innamorato di marketing, anzi considero l’eccessiva importanza data al marketing uno dei segnali negativi dei nostri tempi (nel senso che per me il prodotto è molto più importante di qualsiasi campagna di marketing).
    Ma questo blog nasce per passione o per un progetto commerciale?
    Ciao

  • Luca Taddei // Gennaio 7, 2008 a 8:50 pm | Replica

    Ciao Hamlet, sì questo blog si occuperà di un’area del marketing piuttosto innovativa.
    Mi dispiace il tuo giudizio negativo sul marketing. Sono convinto che non sia il marketing in sè segnale negativo dei nostri tempi, ma il cattivo uso che si può fare del marketing.
    Il prodotto è importante, sì ma solo il marketing riesce a farlo conoscere e quindi a farlo apprezzare!
    E il blog nasce per coadiuvare il mio progetto di tesi attraverso spunti, riflessioni e idee che possono venire dalla condivisione e dalla discussione nella blogosfera. E’ una sorta di esperimento! Vediamo dove possiamo andare!

    L.T.

  • Hamlet // Gennaio 7, 2008 a 10:07 pm | Replica

    Quando sento parlare di:
    - post che contengono link ad altri blogger (tutto ciò per far aumentare il page rank di un blog)
    - uno fa un libro col sottotitolo “trasforma gli sconosciuti in amici e gli amici in clienti” e viene considerato un genio
    - campagne di marketing fatte col passaparola
    - gente che pensa di vendere tante copie di un libro a seconda delle persone che conoscono

    Hamlet pensa che qualcosa nella testa delle persone non va :-)

    - che senso ha aumentare il page rank di un blog in maniera artificiale (cioè linkando altri che poi linkano me, tutto quanto all’infinito)? Se il contenuto del mio blog fosse pessimo, farmi trovare al nono posto o al settimo posto di una ricerca su google cambierebbe qualcosa? Se trova più facilmente il nulla (cioè un contenuto pessimo), che senso ha?
    - pensare di conoscere nuova gente con lo scopo di vendere qualcosa mi sembra squallidissimo, chi fa così vorrebbe manipolare le persone, cosa assolutamente contraria a qualsiasi etica
    - se un amico mi consiglia un prodotto perchè è pagato dall’azienda, l’amicizia è bella che finita
    - ma se uno scrittore, invece di pensare alle strategie di marketing (virali o no), pensasse a scrivere un buon libro? Troppa fatica?

  • Luca Taddei // Gennaio 8, 2008 a 1:19 pm | Replica

    @hamlet: sono perfettamente d’accordo!
    E sarai anche tu d’accordo che quando qualcosa non funziona correttamente nel mondo della comunicazione e del marketing e noi siamo interessati a questi argomenti, dobbiamo essere i primi a commportarci in maniera corretta e a non copiare le distorsioni che vediamo in giro.

    L.T.

  • Hamlet // Gennaio 11, 2008 a 12:10 pm | Replica

    Se qualcuno realmente pensasse che “il mondo è tutto uguale” può dare un’occhiata a:

    http://technosoc.blogspot.com/2007/10/is-or-isnt-world-flat.html
    Ghemawat risponde al libro “The world is flat” di Thomas Friedman

    http://technosoc.blogspot.com/2007/11/sirius-satellite-radio-is-fastest.html
    “Technology World Is Not Flat
    The traditional technology hotspots in California and the Northeast constituted a growing share of the Fast 500, while other regions saw a general decline. Silicon Valley and Silicon Alley’s ecosystems of innovation, academia, venture capital and skilled employees are proving difficult to replicate in other regions.”

  • Luca Taddei // Gennaio 11, 2008 a 2:10 pm | Replica

    Grazie Hamlet, leggo con piacere quello che mi segnali, è davvero molto interessante!

    L.T.

  • Hamlet // Gennaio 11, 2008 a 3:00 pm | Replica

    Mi permetto un minimo di autocelebrazione:
    http://www.ghemawat.org/news.html
    se vai a questa pagina e cerchi il 29 ottobre, vedrai che il prof Ghemawat, invece di incavolarsi per la violazione di copyright, mi ha linkato!

  • Luca Taddei // Gennaio 11, 2008 a 9:00 pm | Replica

    Ottimo, complimenti Hamlet!
    E ti linko pure io nel blogroll di ITALIAN BRANDING!
    Ciao,

    L.T.

  • Hamlet // Gennaio 14, 2008 a 12:56 am | Replica

    Grazie (comunque non era necessario) :-)

    ciao

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