Italian Branding

rifiutiamo le parole, solo i fatti comunicano.

Gennaio 9, 2008 · 10 Commenti

napoli-nei-rifiuti.jpg

Il drammatico e vergognoso caso dei rifiuti della Campania, oggi alla ribalta delle cronache, ci deve far ampiamente riflettere.

Sono convinto che se ne debba parlare comunque e dovunque e con forza anche nella blogosfera. Non possiamo rimanere indifferenti. Mi unisco quindi all’iniziativa lanciata da Antonio Lieto.

Questo blog si è riproposto di parlare di place branding. Secondo il place branding i luoghi, il territorio sono fondamentale elemento di sviluppo sia del settore pubblico sia del settore privato.

Ogni luogo, ogni territorio ha le sue risorse che devono essere valorizzate.

Chiave della valorizzazione è la comunicazione.

Napoli e la Campania sono luoghi meravigliosi, con risorse naturali, paesaggistiche, storiche, culturali ed economiche enormi.

Negli anni ‘90 si è tanto parlato di rinascimento napoletano, era lo slogan che accompagnò, nel 1993, l’elezione di Bassolino a sindaco di Napoli. Era una speranza per Napoli.

Ma la speranza muore nelle parole, la comunicazione muore nelle parole.

Sono i fatti, solo i fatti il contenuto della comunicazione, il contenuto del branding.

Le parole da sole sono il contenuto della menzogna, il contenuto dell’inganno.

Il rinascimento napoletano è stato solo parole e niente fatti. Lo dimostrano i tristi episodi di oggi.

Incominciamo a fare i fatti per Napoli, per la Campania e per tutta l’Italia. E allora potremmo parlare di branding, perchè un brand è fatto di fatti e può costruire comunicazione e sviluppo, altrimenti senza fatti il brand è solo fumo negli occhi e quando il fumo si dirada si vede il niente che sta dietro.

E’ un’altra premessa necessaria, forse la fondamentale per continuare a parlare del nostro place branding.

Luca Taddei.

Categorie: Brand Italia · place branding · premesse
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10 risposte finora ↓

  • Hamlet // Gennaio 9, 2008 a 8:13 pm | Replica

    comunicazione di servizio: il link ad Antonio Lieto è sbagliato; è un autolink :-)

  • Luca Taddei // Gennaio 9, 2008 a 8:56 pm | Replica

    grazie Hamlet! Corretto!

    L.T.

  • MAtt // Gennaio 11, 2008 a 4:35 pm | Replica

    ho letto l’articolo di Roberto Saviano su la Repubblica.it , la realtà è spaventosa, non servono inceneritori, serve una cultura della legalità, della valorizzazione dei rifiuti (differenziata+rifiuti zero), serve la bonifica. Non servono inceneritori ad aggiungere cancri a tumori, servono impianti per la differenziata. In Campania esistono realtà comunali che riciclano l’80% !!! bisogna imitarle.

    Punire coloro che hanno accolto tutta la peste cancerogena di mezza europa, e punire le aziende che si sono affidate allo smaltimento illegale dei propri rifiuti. Sono i peggiori criminali immaginabili, i peggiori serial killer.

    Non so se la gente che conta si renda conto del danno d’immagine, di come loro stessi stiano sputando selvaggiamente nel piatto in cui mangiano.

    Io personalmente non mi recherei in Campania per tutto l’oro del mondo, dove vanno a finire il turismo, i prodotti della terra, la bellezza delle città?
    Come si può anche solo pensare di comunicare qualcosa di positivo dopo l’esplosione di questa bomba? Altro che place branding, qui ci vuole un miracle branding.

  • Luca Taddei // Gennaio 11, 2008 a 7:48 pm | Replica

    Ciao MAtt,

    sono d’accordo con te, ci vuole un miracle branding dopo quello che è successo e che sta succedendo!
    Purtroppo in Campania si è toccato il fondo, ma quando si tocca il fondo bisogna cercare di risalire!
    Ci vorrebbe una rivoluzione della mentalità, della cultura in Campania e in tutto il Paese!

    L.T.

  • MAtt // Gennaio 12, 2008 a 9:00 am | Replica

    Anche perchè scendere più giù è difficile… ora qualcosa deve succedere davvero!

  • simone // Gennaio 12, 2008 a 11:42 am | Replica

    Bel post Luca..leggendolo mi é venuto in mente lo spot con Cannavaro che racconta e descrive di una Napoli accogliente e a misura di turista.
    Come tu sottolinei, la comunicazione perde di validità quando dietro di sè manca di fatti.
    E non solo perde di validità ma diventa anche controproducente, acquisisce un pericoloso effetto boomerang in quanto rischia di essere percepita come una presa in giro.
    E lo spot con Cannavaro diventa una grande presa in giro quando la pubblicità termina, lascia il posto al telegiornale ed il nostro schermo si riempie di quelle immagine drammatiche con cui in questi giorni, purtroppo, abbiamo dovuto iniziare a familiarizzare.

  • Luca Taddei // Gennaio 13, 2008 a 6:03 pm | Replica

    @simone: grazie Simone! L’esempio dello spot di Cannavaro è calzante!
    ecco il link per saperne di più:

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/cronache/articoli/2008/01_Gennaio/07/spot_rifiuti_autogol.shtml

    L.T.

  • simone // Gennaio 13, 2008 a 9:15 pm | Replica

    Giuro che di questa parodia non ne sapevo nulla!
    Il Web non finisce mai di sorprenderci!

  • salpetti // Gennaio 14, 2008 a 9:57 pm | Replica

    Ottimo articolo, molto interessante…
    Sotto quest’ottoca il caso del Comune di Peccioli in provincia di Pisa di cui parlo nel mio blog potrebbe essere un esempio di place branding (incentrato sui rifiuti, ma di place branding).

    Alla fine degli anni ‘80, a Peccioli era nato un movimento per chiudere la discarica locale. L’amministrazione comunale di allora, però, ebbe un’idea di cui solo oggi se ne comprende la genialità: invece di chiudere al discarica, essa fu ampliata e di riclassificata come punto di raccolta dell’intera Toscana. La gestione della discarica fu affidata a una società il cui capitale è suddiviso tra il Comune e piccoli azionisti (poco più della metà dei cittadini del paesello ne possiede una parte). In sostanza, i cittadini ricavano degli utili dalle azioni, mentre il Comune riesce a contenere le tasse (sono tra le più basse) provvedendo alle spese correnti e anche a quelle straordinarie con i soldi derivati dagli introiti della discarica. L’impianto di smaltimento dove vengono trattati i rifiuti, inoltre, produce anche energia elettrica e vapore per il riscaldamento facendo ridurre i costi che normalmente i cittadini affrontano per i consumi energetici.

    Se nel Comune toscano c’era un’emergenza rifiuti, oggi a Peccioli sono proprio i rifiuti la vera risorsa della comunità pecciolese e Peccioli si candida a correre nella gara glocalista del place branding… ;-)

    Un caro saluto!!!
    salpetti.wordpress.com

  • 50 milioni di euro per l’ immagine di Napoli: come usarli? « ilcomunicatore // Gennaio 28, 2008 a 11:33 pm | Replica

    [...] fa parlavamo su ITALIAN BRANDING del dramma dei rifiuti a Napoli, riflettendo sullo svuotamento di valore e di senso in cui incappa [...]

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