
Israele è una Nazione particolare, Israele è un brand particolare.
Prendo spunto da una notizia di qualche giorno fa per fare una riflessione generale sul caso di Israele.
Israele è uno stato giovane, in cui la componente religiosa, ovviamente ebraica, ha una notevole importanza, ed è una Nazione che si è fatta Nazione in condizioni particolari, a seguito di eventi a dir poco straordinari.
E la caratteristica della sua immagine nel mondo è quella di essere sempre sotto attacco.
Nei confronti di Israele è in atto un’azione di branding negativo continua e proveniente da più parti e da diversi contesti.
In tali condizioni promuovere l’immagine di un Paese come Israele è sicuramente difficile e complesso.
Luca Taddei.



6 risposte finora ↓
simone // Febbraio 5, 2008 a 7:10 pm |
Luca, il tuo post capita dopo una settimana segnata dal boicottaggio anti-Israele nell’ ambito della Fiera del Libro e dall’ approvazione concessa dall’ Onu alla Carta araba dei diritti umani, la quale promuove la vergognosa comparazione “sionismo uguale razzismo”.
Sono due fatti importanti che danno dimostrazione di quanto tu dici.
Luca Taddei // Febbraio 5, 2008 a 9:10 pm |
Già, infatti la notizia di questi giorni a cui facevo riferimento è proprio quella dell’approvazione da parte dell’Onu della Carta araba dei diritti umani.
Il boicottaggio anti-Israele alla Fiera del Libro è un ulteriore conferma, sì!
Sicuramente questa azione continua di branding negativo contro Israele si intreccia sicuramente con l’antisemitismo, che ancora oggi è purtroppo vivo!
L.T.
MAtt // Febbraio 6, 2008 a 11:46 am |
Non vorrei alzare un polverone, ma alla luce dei fatti, basandoci solo sugli accadimenti storici, possiamo dire che Israele sia stato creato artificialmente nel mezzo di territori precedentemente abitati da popolazioni arabe, che si sono naturalmente sentite attaccate ed espropriate.
Inoltre Israele ha presto adottato strategie di potenza, forte di aiuti internazionali militari ed economici…
Mentre Israele ha la possibilità di usare la violenza legittima dell’esercito per difendersi ed attaccare, le popolazioni confinanti, male organizzate rispondono con il terrorismo e la guerriglia, che non potranno mai essere sconfitte rispondendo con le armi e i muri (la storia insegna, Afghanistan, Vietnam, Cecenia etc etc).
Sono assolutamente d’accordo con il fatto che Israele debba avere la possibilità di partecipare a eventi culturali, diplomatici e altro, la cultura va oltre e probabilmente tra gli intellettuali e gli scrittori israeliani vi saranno anche voci critiche nei confronti del proprio governo.
Credo comunque che la prima azione di branding negativo parta anzitutto dalle politiche aggressive di Israele stessa, e dell’immagine che dà di sè al mondo, lei per prima.
Voglio che sia chiaro che il mio pensiero va al di là di qualsiasi razzismo o antisemitismo, è un discorso che potrei applicare a qualsisi stato che si comportasse come Israele ha fatto fin’ora.
simone // Febbraio 6, 2008 a 4:11 pm |
MAtt, i vertici israeliani si sono da sempre resi disponibili per soluzioni di pace, anche se queste soluzioni dovessero comportare l’ abbandono di territori. Eppure mai queste soluzioni sono state accattate dai Paei confinanti: questo perchè viene negato ad Israele il diritto di esistere.
E’ un fatto gravissimo.
Israele chiede un territorio dove abitare e in una pacifica convivenza con gli Stati vicini.
Israele non attacca, mai, ma si difende: si difende dagli assassini che la circondano e che attraverso una strumentalizzazione dell’ Islam, manipolano le menti di uomini, donne, anziani, bambini e down esortandoli a farsi esplodere, in aree sia civili che militari.
Israele é costretta a subire umiliazioni continue dal Presidente Iraniano, che a ritmi quasi quotidiani nega l’ Olocasto e minaccia il Paese, e da buona parte dell’ Occidente che si mostra compassionevole verso gli assassini di cui parlavo prima.
Putroppo c’ é poca consapevolezza circa la storia di Israele e i complicatissimi conflitti medio-orientali: chi si avvicina a questi argomenti scopre la drammaticità in cui il Paese é costretto a vivere e l’ infondatezza di molte convinzioni che aleggiano attorno a Israle ma che altro non sono che stereotipi. Credimi.
Luca Taddei // Febbraio 7, 2008 a 12:25 pm |
Ciao ragazzi, non è questo il luogo in cui è possibile giudicare il complesso intreccio di eventi che da decenni ormai insanguinano il Medio Oriente. Non ci riesce quasi nessuno.
Ma una cosa è certa: nella storia non ci sono da una parte i buoni e dall’altra i cattivi, le cose non sono così semplici.
Ed un’altra cosa è certa: la comunicazione ha una evidente componente di semplificazione e cerca di individuare il bene ed il male contrapponendoli in maniera manichea.
Ecco, i media occidentali, fomentati dal mondo arabo e da gruppi interni all’Occidente, hanno individuato in Israele il cattivo e hanno imposto questa idea.
Israele è molto forte sotto molti punti di vista, per la sua economia, per la sua democrazia, per la sua intelligence ed il suo esercito, ma è spesso molto debole nella sua comunicazione.
L.T.
Il brand per i 60 anni di Israele « Italian Branding // Maggio 13, 2008 a 3:32 pm |
[...] sua immagine internazionale dal momento che si trova sempre sotto attacco ( ne avevamo già parlato qui [...]