
Molti territori italiani sono forieri di saperi culturali e di pratiche tacite - tramandate nel tempo, di generazione in generazione – che entrano nei processi produttivi rendendo unici e spesso eccellenti, da un punto di vista della qualità e del gusto, i prodotti realizzati dalle industrie locali.
Alcuni di questi prodotti sono ben noti al pubblico, nazionale ed internazionale, altri rischiano invece di rimanere chiusi entro i confini del territorio che li ha generati se non si attivano adeguate formule di promozione e valorizzazione, col fondamentale coinvolgimento delle istituzioni.
Guardo dunque con piacere all’ iniziativa promossa dal Dipartimento delle attività produttive della Regione Calabria, finalizzata a promuovere i prodotti locali attraverso due eventi che si terranno presto a Firenze: la “Settimana dei prodotti agroalimentari calabresi” – che avrà luogo dal 14 al 19 Aprile nei supermercati della zona – e “La Mostra dell’ artigianato” – 25 Aprile/15 Maggio presso la Fortezza da Basso, una manifestazione di rilievo internazionale.
L’ inizativa, che verrà gestita da Unioncamere Calabria, é nata sulla base del “Protocollo di collaborazione” sottoscritto dalle Regioni Toscana e Calabria con l’ intento di bissare gli ottimi risultati ottenuti nel gemellaggio, stretto in occasione della precedente edizione della Mostra dell’ Artigianato, tra i Comuni di Firenze e Locri.
Coinvolto negli eventi é un’ ampio nucleo di imprese rappresentativo delle tipicità regionali: agroalimentare, tessuti, cuoio, legno, ecc.
Il progetto é a mio parere ben pensato ed apre interessanti opportunità per entrambe le Regioni in termini di canali e scambi commerciali.
Fino ad oggi una peculiarità del modo italiano di fare impresa é stata l’ abitudine a muoversi per intuizioni, fiuto, accordi fra imprenditori, senza un adeguato supporto istituzionale.
Ma oggi, nell’ era della globalizzazione e pressata da una concorrenza mai così forte, l’ Italia non può più permettersi il lusso di lasciare sole le proprie aziende, soprattutto quelle più piccole e radicate territorialmente: il rischio é di disperdere, o di lasciare nell’ anonimato, energie e talenti che al contrario sono capaci di soddisfare il consumatore postmoderno, sempre più esigente e raffinato.
SimoDG




