Sela crisi finanziariasta bruciando la ricchezza del mondo, dove andrà a finire il valore dei corporate brand?quanto la loro forza e il loro appeal sarà ridimensionato? Cosa succederà alla cosiddetta brand equity delle società direttamente o indirettamente colpite dalla crisi?
Queste sono alcune domande che ci potremmo porre in questi giorni di crisi nel momento in cui pensiamo anche al fattore brand all’interno degli sconvolgimenti contemporanei.
Dare delle risposte è pressocchè impossibile al momento, così come viene difficile affermare al 100% che i corporate brand che sembravano più forti resisteranno.
Ma possiamo azzardare una piccola proposta.
In queste settimane di crisi scatenata è stato più volte, e a ragione, sottolineato il rinato protagonismo degli Stati-Nazione nel cercare di gestire, di tamponare, di rimediare e in un certo senso di offrire spiragli di speranza e di salvezza per la situazione.
In questo senso si potrebbe pensare che un rafforzamento dei nation brand potrebbe offrire un appiglio in più per mantenere la stabilità dei corporate brand che si potranno trovare in crisi.
Mi spiego meglio: da una parte il ruolo forte degli Stati e delle Nazioni nell’affrontare la crisi dovrebbero accompagnarsi a un ruolo forte delle immagini internazionali di questi Paesi e di queste Nazioni per raggiungere l’obiettivo di difendere in qualche modo i corporate brand di riferimento di questi Paesi.
In breve, usare l’immagine nazionale, il nation brand, come scudo di difesa dei brand sia delle grandi che delle piccole e medie imprese.
Questo progetto sembra strutturarsi come un vero e proprio inizio di una strategia di nation brandingper la Romania.
Gli elementi ci sono tutti: è il governo di Bucarest, la massima autorità politica del Paese, a essere ispiratore e protagonista della strategia; si è individuata un’audience di riferimento specifica: gli italiani; la campagna è multimediale, parte dai manifesti per arrivare agli spot televisivi ( anche noi ne presentiamo un altro di questi spot, oltre a quello che presenta il blog Diegozilla, che da parte sua boccia la campagna ) fino agli eventi sul territorio italiano, come bene ci spiega Simone su ilcomunicatore. Oltre a Diegozilla e ilcomunicatore, segnalo il post in romeno di Grapheina.
A questo su Italian Brandingaggiungiamo che la campagna ha un suo sito web www.romaniapiacerediconoscerti.it in cui, in maniera molto chiara e fruibile, si può scoprire questa azione di nation branding nella sua interezza. Dal sito apprendiamo anche che la campagna è stata realizzata nei suoi contenuti creativi da Playteam, Digital Kitchen, Reality Engine.
Da parte mia credo chela strategia del governo romeno sia partita con il piede giusto. Sarà importante vedere se la campagna sarà, come deve essere per essere efficace, di lungo periodo e saprà rinnovarsi nella comunicazione e nella creatività.
Forse sarebbe necessario iniziare a pensare una strategia di nation branding anche per l’Italia presso la popolazione Romena. Non dimentichiamoci che i rischi di razzismo e di pregiudizi, non provengono soltanto da parte degli Italiani nei confronti dei Romeni, ma anche da parte dei Romeni nei confronti degli Italiani. E una situazione del genere sarebbe dannosa per entrambe le Nazioni.
Per scongiurarla, forse la comunicazione potrebbe essere d’aiuto.