Archivi del mese: gennaio 2008

Italia.it chiude, un’occasione persa!

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Il portale ( di cui vi ricordo il terribile logo ) Italia.it ha chiuso i battenti: infatti provate a seguire il link, non vi porterà più da nessuna parte! Per chi non fosse a conoscenza del portale e della sua breve e tormentata storia vi rimando al bel post di Web A-Ziende e all’interessante blog scandaloitaliano. Per chi non avesse avuto l’opportunità di vederlo, ecco qui la copia esatta del portale.

Il portale è stato un fallimento, il più grande fallimento di un progetto di comunicazione web nel nostro Paese. I soldi spesi sono stati buttati via e sono stati fatti spendere ai cittadini senza alcun senso di responsabilità.

Ma gli errori, anche le catastrofi, devono insegnarci a migliorare: che il Paese abbia bisogno di progetti di comunicazione sul web per promuovere alcuni settori, primo fra tutti il turismo, è indubbio.

Le Istituzioni hanno adesso il compito di promuovere nuovi progetti su web che siano seri ed affidati a professionisti competenti.

Se lo faranno, dimostreranno di essere seri e di imparare dai propri errori. E lo devono e lo possono fare con costi assolutamente bassi. Abbandonare il web sarebbe un grave atto di miopia da parte delle Istituzioni nella promozione e nello sviluppo dell’immagine dell’Italia.

Che ne pensate?

Luca Taddei.

Gli italiani del 2008…più web che tv e tanta voglia di tecnologia.

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Abbiamo parlato di Italia, parliamo ora di italiani.

Come saranno gli italiani di questo 2008? Lo scopriremo cammin facendo, una cosa é certa, perlomeno stando all’ ultima ricerca della School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen: in barba al New York Times che ci ha recentemente bacchettato per il nostro stile di vita low-tech, questo che é appena iniziato sarà per il Bel Paese l’ anno dello storico sorpasso del web sulla tv.

Secondo la ricerca, il 54% degli italiani (27 milioni di individui, dai 14 anni in su) “ormai al piccolo schermo preferisce di gran lunga il web”.

Il dato più sorprendente è che la maggior parte degli intervistati frequenta il web fra le 8 e le 11 di sera, cioè durante il preziosissimo prime time. E’ forse questo uno dei motivi per cui i canali della tv generalista che un tempo sapevano sfiorare i 7, 8 milioni di persone a serata, oggi gridano al successo quando se ne toccano i 5.

Sarebbe poi interessante completare la ricerca cercando di capire quali contenuti visitano gli utenti web dato che credo con una certa convinzione che buona parte di questi contenuti abbiano a che fare con la tv: lo confermano il successo di siti, blog, forum, community, dedicate a programmi televisivi. Mi viene in mente televisionando o palinsesto, nomi che noi a ilcomunicatore ben conosciamo.

Più in generale, studi commissionati da Microsoft attestano come nel nostro Paese vi sia una crescente richiesta di tecnologia e da parte di un pubblico sempre più vasto, trasversale a tutte le fasce di età e di reddito.

Osserva Renato Mannheimer, a commento di tali risultati, che il passo successivo deve essere quello di “superare la complessità ancora presente nei dispositivi digitali” consentendo alla tecnologia di “conquistare un pubblico ormai aperto e predisposto.”

SimoDG

Brand Italia: settimo al mondo!

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Secondo il Nation Brand Index per l’anno 2007 il Brand del nostro Paese è nella top ten , al settimo posto.

E’ una buona posizione, anche se rispetto al 2006 vi è stato un calo: il Brand Italia era al terzo posto. Ma nel 2005 raggiungevamo il sesto posto, qualificazione molto simile a quella attuale.

Qualche analisi interessante la possiamo trovare sul placeblog di Simon Ahnolt’s a proposito delle condizioni del nostro Nation Brand, in questi due posts: eccone uno ed ecco l’altro.

I problemi ci sono, ma tutto sommato il Brand Italia non è in cattive condizioni, ci sono sicuramente gli spazi per fare di più e migliorare.

E tra i problemi il più grosso è sicuramente credere che il Paese sia in declino.

Ma il declino non è una condizione necessaria, ma piuttosto una scelta che l’Italia può fare se perde la fiducia in se stessa, nelle proprie potenzialità, e smette di sperare.

Che facciamo: decliniamo o ripartiamo?

Luca Taddei.

Un ‘ esempio di Place Branding: Venezia ed i baci di Capodanno.

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Come premesso da Luca, con ItalianBranding iniziamo a conoscere e parlare di temi a cui recentemente e per motivi di studio ci siamo avvicinati e che subito hanno conquistato la nostra attenzione.

E quando ci avviciniamo per la prima volta ad un argomento, che cosa meglio di un esempio ne facilita la comprensione?

Parliamo di Place Branding.

La notte del 31 Dicembre, 60 mila persone si sono ritrovate in Piazza S. Marco per aspettare ed accogliere il nuovo anno con un romantico bacio, accompagnato da un medley di canzoni d’ amore ed azioni coreografiche.

Si tratta di un progetto denominato LoVe 2008 ed organizzato dalla “Venezia Marketing Eventi” con l’ obiettivo di dare un’ immagine distinta e riconoscibile al Capodanno veneziano, così come già avviene per il Carnevale.

Vogliamo che Venezia diventi la quinta immagine del Capodanno che passa nei tg e nei media di tutto il mondo, insieme a quella di Sidney, Londra, Parigi e New York – spiega Marco Balich, direttore artistico della società ideatrice del progetto – Abbiamo proposto un format, un gesto che si ripeterà ogni anno, legato al concetto di Venezia come città romantica e capitale della pace e dell’ amore universale.”

La strategia é dunque duplice e consiste da una parte nel valorizzare l’ immagine del Capodanno, sflilando via quella percezione negativa e di aggresività che non pochi brutti episodi hanno contribuito a diffondere in merito a questa festa; dall’ altra nel lanciare Venezia come simbolo del Capodanno pulito, quello non dei botti e dei feriti ma della gioia, dell’ amore, del piacere di stare bene ed insieme ai propri cari.

Insomma, si tratta una valida strategia di Place Branding: si sono individuate le caratteristiche simboliche del territorio – Venezia, in questo caso – per costruirci attorno immagini distinte, riconoscibili, uniche.

Il Place Branding è dunque una questione di immagine? Sì, ma non solo.

Se la strategia funzionerà, rinnovando ed aumentando la capacità attrattiva del Capodanno veneziano, i benefici si estenderanno a turisti, alberghi, ristoratori, negozi.

Una buona strategia di Place Branding ha dunque ripercussioni positive ed immediate sia sull’ immagine istituzionale del territorio sia sull’ economia di quel territorio.

SimoDG

rifiutiamo le parole, solo i fatti comunicano.

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Il drammatico e vergognoso caso dei rifiuti della Campania, oggi alla ribalta delle cronache, ci deve far ampiamente riflettere.

Sono convinto che se ne debba parlare comunque e dovunque e con forza anche nella blogosfera. Non possiamo rimanere indifferenti. Mi unisco quindi all’iniziativa lanciata da Antonio Lieto.

Questo blog si è riproposto di parlare di place branding. Secondo il place branding i luoghi, il territorio sono fondamentale elemento di sviluppo sia del settore pubblico sia del settore privato.

Ogni luogo, ogni territorio ha le sue risorse che devono essere valorizzate.

Chiave della valorizzazione è la comunicazione.

Napoli e la Campania sono luoghi meravigliosi, con risorse naturali, paesaggistiche, storiche, culturali ed economiche enormi.

Negli anni ’90 si è tanto parlato di rinascimento napoletano, era lo slogan che accompagnò, nel 1993, l’elezione di Bassolino a sindaco di Napoli. Era una speranza per Napoli.

Ma la speranza muore nelle parole, la comunicazione muore nelle parole.

Sono i fatti, solo i fatti il contenuto della comunicazione, il contenuto del branding.

Le parole da sole sono il contenuto della menzogna, il contenuto dell’inganno.

Il rinascimento napoletano è stato solo parole e niente fatti. Lo dimostrano i tristi episodi di oggi.

Incominciamo a fare i fatti per Napoli, per la Campania e per tutta l’Italia. E allora potremmo parlare di branding, perchè un brand è fatto di fatti e può costruire comunicazione e sviluppo, altrimenti senza fatti il brand è solo fumo negli occhi e quando il fumo si dirada si vede il niente che sta dietro.

E’ un’altra premessa necessaria, forse la fondamentale per continuare a parlare del nostro place branding.

Luca Taddei.

perchè essere diversi in un mondo tutto uguale?

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Ok, questo blog vuole parlare di place branding.

Nel nostro about abbiamo un po’ spiegato in breve che cos’è il place branding, prendendo come nostra fonte wikipedia.

Nei prossimi post cercheremo di entrare sempre di più dentro nel cuore del nostro place branding, ma forse ci vuole una premessa…

La nostra società vive nella globalizzazione, il cui effetto primo si dice sempre su wikipedia sia una convergenza economica e culturale tra i Paesi del mondo.

E questa convergenza economica e culturale la sentiamo fortemente su di noi, molte volte come una spinta soprattutto alla omologazione culturale.

Ma noi vediamo più diversità che omologazione nelle nostre società. Perchè la differenza, la diversità è nella natura dell’uomo, in fondo piace e ci rende unici.

Allora forse è meglio usare il termine glocalizzazione, elaborato da Zygmut Bauman, ed abbandonare il termine globalizzazione.

Altrimenti parlare dell’importanza dei luoghi, delle identità, delle diversità, delle unicità sarebbe superfluo e il place branding non sarebbe mai nato.

Il place branding nasce perchè tuttora ci sono diversità e su queste diversità si può costruire comunicazione.

che ne pensate?Perchè essere diversi in un mondo tutto uguale?

Forse perchè il mondo non è affatto tutto uguale, ma tutto diverso!

Luca Taddei.