Assassin’s creed II: i videogame e il brand Italia

Ubisoft ha lanciato, da qualche giorno, Assassin’s creed II. Questo videogame realizzato dalla casa francese è sicuramente di qualità e, nonostante la sua origine straniera, ha molto dell’Italia nella sua ambientazione.

Le location del game spazia da Firenze, Monteriggioni, Venezia, Forlì, San Gimignano, Roma.

E’ Firenze a essere al centro delle ambientazioni del gioco e infatti si potrà, durante la partita, visitare il Ponte Vecchio, il Palazzo della Signoria, la Basilica di Santa Croce, Santa Maria Novella e San Marco.

Se i luoghi sono tutti italiani anche il tempo ci riporta al Rinascimento e quindi si intreccia con le glorie di un passato tutto italiano. Tanto che nel gioco faranno capolino anche personaggi della storia e della cultura italiana come Leonardo Da Vinci.

“Città come Firenze e Venezia rappresentano uno dei migliori spettacoli al mondo e tutta la tecnologia che abbiamo sviluppato ci è servita per farvi cogliere tale magnificenza e bellezza” ha affermato Patrice Desilets, direttore creativo della casa francese.

Ecco che la tecnologia e i videogame posizionano chiaramente il brand Italia e i brand delle città italiane tra storia, arte, bellezza e magnificenza.

E inoltre ci mostrano come ogni mezzo, anche il più originale e magari non immediato, possono servire per costruire e approfondire un brand legato a luoghi, nazioni, città.

Luca Taddei

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Ecco le criticità del Brand Italia secondo FutureBrand

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E’ di queste settimane la nuova classifica dei nation brand realizzata da FutureBrand.

E come riporta  Il Sole 24 ore (ringrazio Roberto Annunziata per la segnalazione e mi auguro che inizi presto a collaborare alla discussione sul place branding su questo blog) ecco le principali criticità del brand Italia.

Come abbiamo spesso detto su questo blog, il place branding può essere uno strumento prezioso di aiuto per migliorare l’attrattività di un luogo (città, regione, nazione) principalmente per quanto attiene al turismo e all’attrazione degli investimenti esteri.

Ecco l’Italia e il suo brand in questo anno sembrano aver perso qualcosa in questo anno, secondo FutureBrand.

Sembra che siano stati gli scandali, i rifiuti e i gossip ad aver lasciato il segno in negativo sull’aura del Brand Italia.

Il turismo sembra essere danneggiato dal rapporto qualità e prezzo e dalle spiagge. Mentre gli investimenti esteri sono sicuramente frenati dalla burocrazia e dall’amministrazione, da una cultura ormai un po’ troppo provinciale e dalla percezione di un eccessivo individualismo italiano.

Intramontabile è sicuramente il fascino del made in Italy, dell’arte e della storia, della qualità dei nostri prodotti e dello shopping. Certo che tutto ciò che c’è di positivo intorno al Brand Italia sembra un po’ offuscato dalla percezione di essere un Paese che non innova e che non sa rinnovarsi.

Il Brand Italia è straordinario. La costante presenza nella top ten mondiale di molte ricerche, non solo di quella di FutureBrand, lo dimostra a pieno. Quello che dobbiamo fare, è aggiornarlo costantemente e renderlo, nella sua tradizione, ogni anno sempre più nuovo e innovativo.

E’ forse questo che non stiamo facendo per adesso, ma che dobbiamo con forza iniziare a fare in questi prossimi anni, ora.

Luca Taddei

Italianità e internet: il segreto sta nel .it

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Esiste una sorta di anagrafe dei domini italiani gestita dal Cnr, il Consiglio Nazionale delle Ricerche. E secondo una indagine sulla conoscenza e sull’utilizzo della rete condotta dalla società Pragma per conto dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr più o meno tutti in navigatori d’Italia associano a Internet prima di tutto il suffisso .it .

L’indagine condotta da Pragma è volta a delineare lo scenario dal quale prenderà il via proprio fra pochi giorni la campagna di comunicazione di Registro.it .

La campagna di Registro .it è molto interessante, nell’ottica di Italian Branding, in quanto la prima parola chiave della campagna è italianità.

Secondo la campagna di Registro.it  l’italianità si esprime in concreto nel mondo della rete attraverso il dominio .it e quindi rappresenta la scelta migliore per chi lavora con il made in Italy.

Insomma il .it è il simbolo dell’Italia nel mondo del web e permette, in senso simbolico, una territorializzazione dei siti che utilizzano questo dominio.

E i nomi dei siti a dominio .it possono essere intesi sia come bene aziendale a tutti gli effetti sia come vero e proprio simbolo del made in Italy.

Insomma in quel .it può esserci tutta l’Italia, tutto il suo lifestyle e tutta la cultura imprenditoriale del Bel Paese! E questo non può che portare il luogo Italia a vivere nel non-luogo del web!

Affascinante, non trovate?

Luca Taddei

Il vino: uno dei migliori ambasciatori dell’Italia nel mondo

vino italiano

Da oggi i grandi della Terra in visita nel nostro Paese riceveranno dal Ministero degli Esteri italiano una cassetta in legno di ciliegio all’interno della quale troveranno una selezione di vini italiani fra i più pregiati.

L’iniziativa nasce dall’accordo fra il Ministero degli Esteri e l’Istituto del vino italiano di qualità Grandi Marchi. Se ne parla sul sito di una delle case italiane più prestigioge che fanno parte del consorzio, la toscana Biondi Santi.

L’iniziativa vuole promuovere il gusto italiano, rappresentato al meglio dal vino, come elemento di distinzione peculiare del brand Italia.

E’ un piccolo passo verso la valorizzazione della cultura italiana per promuovere al meglio l’immagine del Paese nel mondo e la qualità dei suoi prodotti e delle imprese che li producono.

E speriamo, come ripetiamo spesso su questo blog, che queste iniziative non abbiano un carattere estemporaneo ma siano collocate all’interno di una strategia coordinata e di lungo periodo con obiettivi chiari.

Luca Taddei

Branding Kosovo: ecco il film!

branding kosovo

Vi ricorderete un post di qualche tempo fa sul brand Kosovo. Avevo posto la mia e vostra attenzione sulla possibilità di farsi forza delle strategie di branding per i processi di nation building.

Il branding può essere la via del nation building contemporaneo e anche di tutte quelle attività di promozione e di competizione di cui gli Stati possono fare tesoro per migliorare le proprie potenzialità economiche e politiche.

Il caso del Kosovo è sicuramente molto di nicchia ma può dare il senso di queste potenzialità proprio per la sua particolarità.

Diego Hurtado de Mendoza, che in Italia ha lavorato per Fabrica, è stato in Kosovo nei giorni dell’ indipendenza e ha intervistato i protagonisti di quel momento storico: personalità politiche, ex-capi della guerriglia fino ai finalisti e al vincitore del concorso per realizzare la bandiera e i direttori d’orchestra che hanno composto il nuovo inno nazionale.

Ne è venuto fuori un film-documentario, Branding Kosovo, che ci aiuta a capire come il Kosovo costruisse il proprio brand sotto la supervisione della comunità internazionale, l’ONU e l’Unione Europea. Potete vedere qui il trailer!

Il progetto è valido e significativo e offre una testimonianza diretta e chiara sulle potenzialità del branding di essere strumento principe del nation building nel XXI secolo.

Luca Taddei

Le cave di Carrara, i reality show e il mito del maschio italiano

David di Michelangelo

Ma il mito del maschio italiano fa ancora parte dell’immaginario che fa da aurea all’immagine dell’Italia nel mondo? Sembra di sì, almeno per una produzione televisiva norvegese, la Sanibel Media, che ha in mente di realizzare un reality show dal nome The Italian Job in cui mettere insieme i maschi italiani con delle belle ragazze provenienti dai vari Paesi d’Europa.

L’elemento più simpatico è sicuramente la location italiana, le cave di marmo toscane di Carrara, dove i continuatori contemporanei del mito del maschio italiano dovranno costruire il loro nido d’amore in marmo per conquistare il cuore delle giovani ragazze europee.

Solo un’operazione di tv trash? Può darsi, ma simpatica e che mette insieme molti elementi legati all’immagine dell’Italia nel mondo: un certo machismo, la bellezza delle cave di marmo di Carrara spesso protagoniste nei media, un richiamo, magari anche casuale  e leggero, al senso dell’estetica e del lifestyle tutto italiano. Ma che può funzionare perchè, come sempre, non bisogna sottovalutare che quello che si vede in tv spesso lascia il segno!

E così concordo con Virginia di Marco che il vero vincitore sarà il brand Toscana!

Luca Taddei

I vampiri di New Moon in Toscana ed è subito place branding…

NEWMOONOneSheet

Che la saga di Twilight sia diventata un fenomeno culturale è indubbio, con tutti i suoi annessi e connessi.

E questi annessi e connessi sono fatti anche di molto branding e anche di po’ di place branding. A giovarne è sicuramente la Toscana, in particolare Montepulciano che ha strappato a Volterra, ambientazione originale del libro da cui deriva il film, il set delle riprese dell’attesissimo New Moon e anche buona parte delle possibilità di fare un place branding virtuoso.

Avevamo parlato qualche tempo fa dell’associazione classica tra vampiri e brand Romania, associazione simbolica e di marketing confermata anche in Twilight!

Ma chi avrebbe pensato che i vampiri avrebbero brindato, più che con il sangue, col vino Nobile di Montepulciano e il tutto si sarebbe mescolato con una straordinaria opportunità per fare place branding? E’ stata sicuramente la creatività della scrittrice Stephenie Meyer, con l’invenzione dei Volturi, antica e nobile famiglia di vampiri toscani, a costruire le basi per questo miracolo: l’associazione tra brand Toscana e i vampiri. Il che è sicuramente una novità, ma anche un monito forte e chiaro per chi si occupa di valorizzazione dei brand territoriali: le tradizioni e le associazioni simboliche si costruiscono attraverso la creatività, attraverso la cultura, sia essa alta o pop, e soprattutto i brand si possono migliorare arricchendoli con molte sfumature diverse e destinate ad audience molteplici. In questi processi un ruolo forte ce l’ha sicuramente il cinema con la sua capacità di costruire immaginario e di essere alla portata di tutti.

Quella di Montepulciano, che ha messo su anche un programma per i tanti twilighters accorsi, è stata sicuramente un’opportunità colta al volo, ma se non vuole essere estemporanea, bisogna programmare un branding che rinforzi questa nuova e vincente associazione tra la Toscana e i suoi vampiri. Un ruolo importante deve averlo il cinema e, in questo senso, l’esperienza di Toscana Film Commission può essere fondamentale.

E’ un’opportunità da mordere!

Luca Taddei